Una fila di lanterne rosse sotto le gronde di legno di una casa da tè di Jiufen, nel via vai dei turisti.

Foto di Jiufen, Shifen, Yehliu e Sun Moon Lake 2026

 

Fuori da Taipei ci sono andato con le escursioni organizzate. Non è il mio modo di viaggiare, ma ero solo e avevo poco tempo, e ho accettato pullman, orari e guide che contano le teste. Le mete sono discrete, niente di eccezionale: posti su cui l’isola ha costruito un’offerta turistica con quello che aveva.
Eppure queste foto di Jiufen, Shifen, Yehliu e del Sun Moon Lake raccontano una cosa che a Taipei non si vede, e cioè l’isola: il verde fitto delle colline, le nuvole basse, la costa. Qui vale il viaggio decisamente più della meta.

Foto di Jiufen e Shifen

La prima tappa è stata Shifen. Una vecchia ferrovia passa in mezzo al paese, fra le bancarelle, e sui binari i turisti scrivono i desideri sulle lanterne di carta e le lanciano in cielo, fermandosi solo quando arriva il treno.
Lo fanno tutti, uno dopo l’altro, turisti asiatici e non, con il telefono pronto per il selfie. Le foto di Shifen sono fra rotaie e lanterne, perché c’è poco altro. Poi la cascata, che chiamano la piccola Niagara di Taiwan: un bel salto d’acqua, niente di più.

Jiufen è stato un paese di cercatori d’oro, aggrappato alla collina sopra il mare: l’oro fu trovato nel 1893, e trasformò il villaggio di montagna in una cittadina. Il picco fu nel periodo giapponese, con le miniere gestite da compagnie giapponesi.
Oggi è un grande carrozzone per turisti: un vicolo stretto in salita, coperto di lanterne rosse, dove ogni porta vende qualcosa da mangiare o un souvenir inutile, e si avanza a passo di folla.
Ma le lanterne rosse fra le case di legno restano comunque fotogeniche anche quando il posto non convince, e le foto di Jiufen migliori sono quelle dall’alto, con le case a gradoni e la montagna verde dietro.

Il geoparco di Yehliu

Il geoparco di Yehliu era l’ultima tappa, e finalmente potevo vedere il mare. È un promontorio di più di un chilometro e mezzo, spinto fuori dall’acqua dalle stesse forze che hanno sollevato le montagne del nord dell’isola.
La roccia è arenaria del Miocene, e il mare e il vento l’hanno scolpita in funghi, alveari, colonne, cuscini. Da geologo è un piccolo museo all’aperto: si leggono gli strati, le parti più dure, di arenaria calcarea, resistono e quelle più tenere se ne vanno.

Ogni roccia ha un nome: la testa della regina, la scarpetta della fata, le candele. La testa della regina è la star, con la fila per la foto, e il suo collo si consuma di qualche millimetro all’anno: prima o poi cadrà.
Le foto di Yehliu le ho fatte cercando le forme senza nome, senza coda ordinata per fare un selfie, e sono le più belle. Anche qui una gran folla, e nei giorni di festa una marea di gente.

E qui ho ritrovato le regole di Taipei. Sul terreno ci sono righe dipinte da non superare, e stai certo che se metti un piede fuori per uno scatto migliore spunta subito un pensionato volontario, messo lì apposta a controllare. Come la signora della metro che mi aveva sgridato per un sorso d’acqua, che racconto nelle foto dei templi di Taipei.

Sun Moon Lake

Il Sun Moon Lake è stata un’altra escursione, molto più lunga: il lago è nel centro dell’isola, nelle montagne della contea di Nantou, a quasi 750 metri di quota. È il più grande specchio d’acqua di Taiwan, e il nome viene dalla forma: la parte orientale ricorda un sole, quella occidentale una falce di luna. Sulla riva, una stele di pietra lo dice in tre caratteri rossi.

Qui il giudizio cambia. Il lago è davvero bello, l’ambiente intorno anche: acqua verde, colline coperte di foresta, barche che fanno la spola fra i moli. Sulle rive vivono i Thao, uno dei popoli indigeni dell’isola, e il piccolo isolotto in mezzo al lago per loro è terra sacra.
Sono salito anche in funivia, sopra la foresta, con il pavimento di vetro sotto i piedi e i tetti di una pagoda che spuntano dagli alberi. Le foto del Sun Moon Lake sono le più serene di tutto il viaggio.

Escursioni discrete, mete costruite, ma un’isola verde e piena di natura che merita davvero di più di una settimana. La prossima volta vorrei vedere il sud, affittare un’auto per essere completamente autonomo nel decidere dove andare e cosa fare. Anche se con i mezzi penso sia possibile muoversi abbastanza agilmente. Sia in metro che in treno non mancano i cartelli in inglese.