Ho lavorato in Thailandia dal 2003 al 2008, poi sono tornato in Italia, e ho ripreso a viaggiare solo nel 2011. Queste foto del Myanmar vengono da quel ritorno: oltre quarantacinque giorni di strada fra Malesia e Birmania, di cui quasi un mese qui.
Sono stato davvero fortunato ad approfittare dei pochi anni in cui questo paese ha attraversato un’oasi di pace, o meglio diciamo di quasi pace. Le ho scattate come si cammina in un tempio al crepuscolo: con rispetto per ciò che è sacro, con consapevolezza che la luce sta cambiando, con la certezza che quello che vedi oggi potrebbe non esistere domani.
Credo che ad oggi sia forse il mio lavoro migliore, nonostante la modestissima Canon 450.
La Birmania vista dal confine
Nel 2000, al mio primo viaggio in Thailandia, non sapevo quasi dove diavolo fosse la Birmania, eppure mi seguiva zitta zitta. Dopo Bangkok, Koh Samet, Pattaya, e Ayutthaya presi un bus verso Tak e Mae Sot, per rivedere una certa ragazza. Ricordo ancora l’arrivo alla stazione semideserta: mi sembrava sul serio di essere alla fine del mondo conosciuto. Ci sarebbe un romanzo da scrivere.
Cominciò un periodo molto intenso. Conobbi alcune persone, e con loro passai tre giorni in un grande campo profughi sul confine, e lì ho cominciato a sapere della Birmania, di quello che stava succedendo. Ripresi poi a girare la Thailandia e al quarto mese tornai a Mae Sot, ospite di alcuni ragazzi birmani.
Insegnai loro un po’ di computer, Word ed Excel. Passò un altro mese, i soldi finirono, e rientrai a Torino arricchito da una delle esperienze più intense della mia vita.
Mae Sot non era la scam city di oggi, ma mi resi conto subito che era ricca di traffici illegali di ogni sorta.
Negli anni successivi a Chiang Mai, andavo spessissimo a Tachileik per il visa trip: passavo il confine, compravo qualcosa al mercato, riprendevo il bus e tornavo in giornata con il mio visto. Per oltre quattro anni la Birmania è stata questo, un bordo attraversato per qualche ora. Le foto del Myanmar sono arrivate solo nel 2011, quando ci sono entrato davvero, e finalmente l’ho vista sul serio.
Foto della Birmania, un mese di viaggio
Si entra da Yangon, e le foto di Yangon e di Bago aprono il giro: la vecchia capitale coloniale e la Shwedagon sotto la pioggia.
Da lì un bus sale sull’altopiano Shan, dove le foto del lago Inle sono fatte quasi tutte da una barca. Un altro bus, notturno, scende a Mandalay: le foto di Mandalay tengono insieme l’ultima capitale dei re, il ponte di teak di Amarapura e lo stupa mai finito di Mingun.
L’ultimo tratto è sul fiume, in battello lungo l’Irrawaddy fino alla piana dei templi: le foto di Bagan e del Monte Popa chiudono il viaggio, prima del ritorno a Yangon.
Bus, battello e una moto: le immagini della Birmania che ne escono sono quelle di chi sta per strada, alla stessa altezza della gente.
Il paese di allora
Nel 2011 il Myanmar si stava appena aprendo, e quell’apertura è durata dieci anni: dal 2021 il paese è di nuovo chiuso. Le fotografie del Myanmar di questa pagina stanno tutte dentro quella finestra.
Da Yangon a Bagan, da Mandalay al lago Inle, ogni fotografia porta il peso di una bellezza che sa di essere in pericolo costante, ma è lo stesso pericolo a tenerla viva.
Le immagini del Myanmar sono la testimonianza di un paese che ha imparato la pazienza attraverso la sofferenza, che copre tutto d’oro perché l’oro non arrugginisce, che prega perché la preghiera è l’unica forma di resistenza che non può essere proibita.
Catturare ciò che potrebbe cambiare, ricordare ciò che potrebbe essere dimenticato: le foto della Birmania di quel mese servono a questo.

