Malesia, Cameron Highland, fuoristrada lungo le strade fangose.

Foto delle Cameron Highlands e del Taman Negara 2011

 

Due foreste nello stesso stato, il Pahang, e agli antipodi fra loro: il Taman Negara è pianura equatoriale, chiusa e senza luce, le Cameron Highlands sono montagna a millecinquecento metri, dove gli inglesi hanno piantato il tè nel 1929 e provato a rifare l’Inghilterra ai tropici. Fra le due ci sono dieci gradi di differenza.

Cameron Highlands

Cameron Highlands ha preso il nome da William Cameron, un esploratore britannico a cui, nel 1885, fu commissionato dal governo coloniale di mappare l’area: 712 chilometri quadrati, una delle colline più fresche della Malesia. A 1.500 metri d’altitudine, la Malesia diventa improvvisamente piantagioni di tè che disegnano geometrie perfette sulle colline, fragole che crescono dove dovrebbero esserci orchidee. Si trova a circa 85 chilometri da Ipoh e a circa 200 chilometri da Kuala Lumpur.

I sentieri nella giungla montana offrono fotografie diverse dal Taman Negara: qui la foresta è più gentile, meno opprimente, lascia entrare più luce. Le fotografie delle Cameron Highlands sono sempre leggermente velate, come se la nebbia delle colline fosse entrata nell’obiettivo e non volesse più uscire. Catturano un luogo fuori contesto, un’anomalia geografica e culturale dove i malesi vengono per respirare aria fresca e i fotografi vengono per documentare questo tentativo coloniale di ricreare l’Inghilterra nei tropici.

Sir George Maxwell, dopo aver visitato il luogo, decise di trasformarlo in una località collinare di villeggiatura. La costruzione della strada fu una sfida. I lavoratori non solo avevano a che fare con il maltempo, ma convivevano anche con il rischio di essere colpiti dalla malaria. Nel 1930 la località divenne molto popolare tra la gente locale e non solo. Da allora c’è stato davvero un enorme cambiamento e una devastazione del territorio: campi da golf, cottage, hotel, guest house, ristoranti, fattorie, piantagioni.

Oltre che per le passeggiate, è famosa per le piantagioni di tè, le aziende agricole, i frutteti, i vivai, le montagne e quello che resta della foresta originale dove si trova il più grande fiore del mondo, la Rafflesia.

Taman Negara

Ero davvero curioso di visitare Taman Negara, uno dei più antichi e maestosi parchi nazionali della Malesia. È enorme, con ben 4.343 chilometri quadrati incontaminati; al suo interno è presente il Gunung Tahan, il punto più alto della penisola malese. Il luogo è geologicamente molto stabile e di fatto quasi nulla è cambiato da 110 milioni di anni; per questo motivo Taman Negara ha la reputazione di essere la più antica foresta pluviale tropicale del mondo.

Le immagini di Taman Negara sono immersioni nel tempo. Questa foresta pluviale di 130 milioni di anni non si lascia fotografare facilmente: la giungla resiste alla luce, la filtra attraverso strati infiniti di verde. Camminare qui con la macchina fotografica è un esercizio di umiltà, perché ogni passo è fatica e ci ricorda quanto siamo fragili. Un mare verde che ondeggia fino all’orizzonte senza interruzione.

Il fiume Tembeling scorre marrone e denso, portando via foglie, e sulle sue sponde la macchina fotografica aspetta paziente: ombre che potrebbero essere tigri o solo il desiderio di vederle. Le fotografie di Taman Negara sono quasi sempre buie, povere, sfocate dal movimento impercettibile dell’aria umida, perché la giungla non si ferma mai abbastanza per il fotografo. Ma proprio in questa resistenza sta la loro unicità, la forza, l’ostinazione verde della vita che cresce, marcisce e ricresce in un ciclo che non ha bisogno di testimoni umani.

Nel 1967 Jim Thompson, l’americano che aveva di fatto creato l’industria della seta thailandese, uscì a fare due passi nelle Cameron Highlands e non tornò più: non è mai stato trovato niente. È l’ultima immagine che la Malesia lascia addosso, un posto che sembra addomesticato e non lo è.