Marie Ruumet con il mongkhon nel suo angolo, campionessa dei pesi mosca del Rajadamnern dal febbraio 2026.

Foto di muay thai e Koh Mak 2026

 

Queste foto di muay thai sono in assoluto le prime che scatto. L’annata 2026 è divisa in due: una sera di giugno al Rajadamnern Stadium di Bangkok, con la reflex, e qualche giorno di aprile a Koh Mak, un’isola piccola e tranquilla nella provincia di Trat, cercata per staccare da Bangkok.

Foto di muay thai al Rajadamnern

In tanti anni di Thailandia non ero mai entrato in uno stadio di muay thai. Alla fine mi ci ha portato la curiosità per una ragazza: Marie Ruumet, estone, bionda, piccolina, che a febbraio 2026 aveva conquistato il titolo femminile dei pesi mosca del Rajadamnern. Mi incuriosiva il personaggio, come si fosse fatta strada da ragazzina in un mondo così particolare, fino a parlare ottimamente il thailandese.

La sera del 13 giugno, al Rajadamnern World Series 198, Ruumet difendeva la cintura contro l’iraniana Roghayeh Mohammadiyan e ha chiuso l’incontro per KO tecnico al terzo round.

Non è un dettaglio da poco: il Rajadamnern Stadium, inaugurato nel 1945 sulla Ratchadamnoen Avenue, è insieme al Lumpinee il riferimento della muay thai moderna, e su quel ring le donne combattono solo dal 2022.

Nella stessa serata c’erano altri sei incontri, con atleti thailandesi e stranieri arrivati dalla Scozia, dall’Ucraina, dall’Argentina, dal Marocco. Si tratta di uno sport ormai davvero internazionale e molto seguito.

Prima di ogni match c’è il wai kru, il rituale con cui il pugile rende omaggio al maestro e al ring: è davvero unico e bellissimo, e ogni atleta lo svolge a modo suo. Altrettanto particolare è il presentatore, che annuncia gli incontri urlando in inglese come se non ci fosse un domani.

Fare foto di muay thai da fuori ring non è semplice. Le corde sono sempre in mezzo, fra te e gli atleti, e bisogna aspettare il momento in cui si apre uno spiraglio. Servono il teleobiettivo e una mano ferma, e bisogna fare i conti con un’illuminazione artificiale che cambia di continuo, fra luci bianche, rosse e blu. Non aiuta di certo la birra, che scorre senza sosta ed è compresa nel prezzo, non proprio economico, del biglietto.

Mi sono sitemato in una zona abbastanza buona, ma se tornassi cambierei posto. Una strada è salire in alto: più lontano dal ring, ma abbastanza sopra da togliere di mezzo le corde. L’altra è andare proprio sotto il ring, accettando una prospettiva inevitabilmente dal basso verso l’alto.

Ma le foto muay thai di questa galleria raccontano anche un’altra cosa: vista dal vivo è tutta un’altra esperienza rispetto allo schermo. Ne vale davvero la pena anche per chi non è un fan sfegatato né un addetto ai lavori.

Foto di Koh Mak

Ad aprile, finite le feste di Songkran, sono scappato da Bangkok cercando un’isola piccola e poco affollata, prima di partire per Taiwan. Koh Mak non è vicina: ore di pullman e poi il traghetto.

Alla fine l’isola mi ha ricordato molto la Koh Samet di vent’anni fa, con gente cordiale e tranquilla e spiagge quasi vuote. Molte attività erano chiuse, probabilmente in pausa dopo Songkran, e la cosa non mi è dispiaciuta.

Il motivo per cui tornerò è sicuramente lo snorkeling. L’uscita con Mr. Steve di Koh Mak Divers è organizzata all’occidentale, con pinne, maschera, pesi e tutto l’occorrente, anche se io avevo portato la mia attrezzatura. Abbiamo toccato diverse isolette intorno a Koh Mak, con tutto il tempo per nuotare a lungo in ognuna.

La visibilità non era eccezionale: con i coralli ci vuole fortuna con il vento e le correnti, e non siamo certo in Sardegna o in Corsica. I coralli blu però sono davvero spettacolari, peccato che sott’acqua non avessi niente per fotografarli. La prossima volta spero che ci sarà una GoPro.

L’altro motivo è la spiaggia di BaanYai, dove dormivo, con Koh Raying Nai proprio di fronte: un’isoletta che raggiungevo spesso a nuoto, da solo, per conto mio.

Per il resto mi spostavo in motorino; così si arriva al Cococape, un posto assolutamente da visitare, anche se i resort da quelle parti non sono certo economici. Lungo le strade dell’interno si attraversano le piantagioni di caucciù, con le ciotole appese ai tronchi a raccogliere il lattice.