Una danzatrice con la corona dorata e la mascherina, al santuario di Erawan.

Foto di Bangkok 2022

 

Queste foto di Bangkok raccontano una città che ha appena attraversato la pandemia e ne è uscita trasformata, dove le cicatrici invisibili si leggono negli spazi vuoti e nelle architetture che sembrano ancora più aliene. Questo viaggio fotografico esplora una Bangkok post-pandemica che ha accelerato verso il futuro con la disperazione di chi ha visto fermarsi il tempo e ora vuole recuperarlo tutto insieme. Era da diversi anni che mancavo, non vedevo l’ora di tornare in città, e finalmente ci sono.

Ogni foto di Bangkok scattata con la mia Canon 760D diventa testimonianza di una metropoli che non sa più se vuole essere umana o digitale, ma conserva i suoi templi dorati dietro le torri di vetro. Peccato che ogni volta che torno non me ne andrei più via.

Foto di Bangkok nel 2022

Dalla mia prima volta qui ho visto crescere molti di questi grattacieli. Le fotografie di Bangkok catturano una città che probabilmente ha dimenticato cosa significa abitare. Ma mi affascina proprio per questo mentre percorro le strade da Siam Square a Chinatown. Gli scatti devono essere veloci, rubati, perché qui spesso nessuno gradisce essere immortalato.

Alloggio vicino a Siam Square, come la prima volta. Sarà l’ultima: l’albergo ha chiuso, e l’anno dopo mi sono spostato tra Thonglor ed Ekkamai, dove ho scoperto la Bangkok che mi mancava, che ho imparato ad amare ancora di più.

Il nuovo King Power Mahanakhon è spettacolare, bellissimo, si alza come un monolite, e con la sua facciata pixelata sembra un edificio che sta glitchando nella realtà, come se qualcuno avesse dimenticato di renderizzare completamente il file 3D prima di costruirlo. Mentre il vecchio MBK non smette di conquistarmi con i suoi schermi, come in quel lontano luglio del 2000.

Dallo Skytrain al Chao Phraya attraverso Chinatown

Dal BTS Skytrain le fotografie di Bangkok catturano quella sensazione peculiare di distopia tropicale: treni sopraelevati che scivolano silenziosi sopra la città caotica, ti portano da un centro commerciale all’altro quasi senza dover toccare la strada, dove la vita vera, sudata, puzzolente, umana, continua indifferente sotto di te.

Dalle piattaforme sopraelevate lo sguardo scende verso i tetti di lamiera ondulata dove si asciuga il bucato accanto ad antenne satellitari, verso i templi schiacciati tra grattacieli.

Al santuario di Erawan, sotto la fermata di Chit Lom, le danzatrici in costume tradizionale ballano con la mascherina sul viso. I fedeli le pagano per ringraziare di una grazia ricevuta, posano ghirlande di fiori gialli, pregano a mani giunte in mezzo al traffico. Nelle foto di Bangkok del 2022 il rito è quello di sempre, cambia solo la mascherina.

A Chinatown si entra dalla grande porta rossa e si finisce in Yaowarat, sotto le insegne gialle in thai e in cinese. Qui le foto di Bangkok cambiano colore: il rosso dei pilastri e delle candele, l’oro delle botteghe, il verde e il giallo dei taxi fermi in coda.

Per strada si continua a cucinare, ma mi accorgo che i chioschi lungo Silom Road sono spariti, PatPong è ancora chiusa, una volta facevi fatica a camminare dalla folla che c’era. Gli equilibri e la magia sono definitivamente saltati, qui Bangkok è diventata asettica come qualunque anonima metropoli cinese. Nulla da fotografare, solo bei ricordi svaniti e lacrime di tristezza.

Fortunatamente lungo il fiume è cambiato poco, il Chao Phraya è sempre largo, sempre marrone, sempre in movimento: battelli, rimorchiatori, barche di legno con il tetto a pagoda, i moli dove si aspetta il traghetto. Dalle sue rive i grattacieli sembrano più lontani, e nelle immagini di Bangkok scattate dal fiume la città torna ad avere una sorta di orizzonte. Resistono anche i khlong, i canali che ora sono fogne a cielo aperto.

Una donna con il cappello di paglia vende bibite, un’altra rimesta un wok enorme, e sopra di loro i cavi elettrici fanno matasse nere contro il cielo.

L’ultima parte della galleria è scattata dall’alto, dal Baiyoke Sky Hotel: il belvedere girevole dell’ottantaquattresimo piano, a 309 metri. Da lassù si guarda il tramonto con un cocktail sul tavolino, poi la città si accende e restano le tangenziali, nastri gialli che si annodano nel buio. È il punto in cui le fotografie di Bangkok smettono di cercare le persone.

Le immagini di Bangkok documentano una città che ha scelto il futuro ma non sa quale futuro ha scelto. I grattacieli che dominano lo skyline inquietano non per come appaiono ma per quello che rappresentano: un’idea di progresso occidentale che ha dimenticato le persone, che costruisce verticale perché ha esaurito l’orizzontale, che crea monumenti all’ego invece che spazi per vivere.

Ogni fotografia è un frammento tra la Bangkok che era: umana, caotica, profumata di incenso e frittura; e quella che vuole diventare: lucida, climatizzata, riflettente alla fine solo se stessa.