storia

Una storia di reportage fotografici in Asia

Corrado Prever

Quando la fotografia diventa necessità narrativa

Non è una storia lineare: è fatta di deviazioni, ritorni, scoperte casuali. Vivo sospeso tra due mondi: le montagne piemontesi di Torre Pellice e le strade caotiche di Bangkok, dove ormai trascorro diversi mesi all’anno.
Presi la mia prima macchina fotografica a quindici anni. La mia passione per la fotografia è iniziata quando ancora non esistevano Instagram, Facebook o Flickr. Eravamo alla fine degli anni Novanta e le fotocamere digitali non erano ancora diffuse. Le mie erano foto di scarsa qualità, scattate con un’economica compatta a pellicola, ma avevano qualcosa da dire.

Così iniziai a scannerizzarne moltissime e imparai da zero a costruire siti web. Non per professione (quella sarebbe arrivata dopo), ma per dare un luogo alle storie visive che andavo raccogliendo: una casa per quelle immagini che altrimenti nessuno avrebbe visto.
Ogni foto caricata online era una piccola vittoria contro i limiti della tecnologia dell’epoca. Il sito aveva, ovviamente, una grafica improponibile, ma era mio. E da lì sarebbe nata non solo l’occasione di partire per la Thailandia, ma anche una futura, inattesa professione una volta rientrato in Italia.

Asia: un amore lungo trent’anni

Corrado PreverIn effetti, sin dal primo giorno (lo ricordo bene: era il 7 luglio 2000) non sono mai stato un turista in Thailandia, ma qualcosa di profondamente diverso.
Iniziò come una sfida con me stesso, come un’avventura in cui, nei primi quattro mesi, esplorai con lo zaino in spalla e pochi spiccioli quello straordinario paese.
Conobbi una marea di persone, viaggiai dall’estremo nord di Mae Sai all’estremo sud di Betong, sprofondai nel caos di Bangkok e Pattaya per poi risollevarmi al fresco di Mae Sot e Chiang Mai. Le risaie, le montagne verdi, i sorrisi della gente, le strade polverose, la pioggia battente della stagione dei monsoni, la vista sul mare tropicale, il rumore delle motociclette.
Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, prese forma l’incredibile sensazione di sentirmi a casa, di essere esattamente dove dovevo essere e di fare esattamente ciò che dovevo fare, anche se a 12.000 chilometri di distanza.

Ho poi avuto l’occasione di lavorare e vivere in Thailandia per cinque anni. Non è stata una vacanza, ma un’immersione totale e assoluta, fatta di gioie e dolori, di successi e fallimenti. Ho cercato di imparare la lingua, ho capito i ritmi, ho assorbito i loro silenzi e il loro caos.
Negli anni successivi ho viaggiato in lungo e in largo per gran parte del Sud-est asiatico: dai mercati galleggianti di Bangkok alle risaie a terrazze di Sapa, dai templi dimenticati di Bagan alle strade del vecchio quartiere di Hanoi, dai templi di Angkor fino alle vie luccicanti di Hong Kong.
Ogni viaggio è stato un’occasione per documentare, non solo per scattare cartoline. Mi interessa la vita quotidiana, i volti, i gesti ripetuti da generazioni, la luce che trasforma le storie.

Non cerco l’esotico: cerco l’autentico. Cerco ciò che chiunque, con un po’ di attenzione e desiderio di capire, può vedere oltre la superficie. Mi piace scoprire nuovi paesi, incontrare persone e culture diverse: è questo, a mio parere, ciò che rende una vita piena e degna di essere vissuta.

Approccio fotografico

Corrado PreverLa mia fotografia è documentale e narrativa. Non organizzo scene, non uso flash, non chiedo pose: osservo, aspetto il momento giusto e scatto quando la realtà racconta qualcosa di vero. Lavoro quasi esclusivamente con luce naturale; mi infilo nei mercati, nelle strade polverose, in mezzo alla gente che lavora.

Mi muovo con la macchina agganciata allo zaino, sempre pronta a scattare. Per me la fotografia è pazienza: a volte torno nello stesso luogo finché luce, soggetto e momento non si allineano; altre volte inseguo attimi che, per essere colti, devono trovarti pronto.

Non credo nella fortuna del fotografo: credo nell’osservazione, nella presenza, nell’anticipazione di ciò che sta per accadere. Viaggio leggero per necessità: un corpo macchina Canon, tre obiettivi che coprono tutto, un treppiede compatto Manfrotto che uso raramente, niente flash o accessori superflui. In Asia ho imparato che meno porti, più vedi.

Questo sito

Nei reportage troverai sempre i dati EXIF completi di ogni fotografia. Credo nella trasparenza tecnica: se una foto ti colpisce, hai il diritto di sapere come è stata scattata. L’apprendimento condiviso è parte del processo.
Sono ancora meravigliato adesso, dopo anni, dalle enormi potenzialità della macchina fotografica digitale. Probabilmente è l’alba di una nuova era, in ogni caso sono convinto che una fotografia non prenda mai vita sino alla stampa, per questo motivo dopo la cernita e lo sviluppo stampo tutti i miei lavori che considero finiti.

Per adesso ho inserito solo i lavori digitali in Asia dal 2011 in poi, non quelli analogici precedenti (2000 – 2008) ma mi riprometto non appena troverò il tempo di rispolverare anche quel cassetto sepolto, e non solo per via dei sentimenti che mi legano a certe immagini ma per analizzare quanto le cose stiano cambiando sotto i nostri occhi.