thailandia2023

Foto Thailandia 2023

Questa volta i tempi si allungano e la pigrizia si spande lenta, la fa da padrona. Gli scatti sono spesso rubati con il mio nuovo telefonino e non con la mia amata Canon.
Ma a parte la mancanza di dati exif questo non toglie nulla alla unicità. L'obbiettivo del viaggio di quest'anno era in effetti Hong Kong e Macao. Approfitto per qualche giornata di mare nella sempre affasciannte Koh Samet, non distante da Pattaya.

Bangkok

Nelle fotografie eccomi nei quartieri di Thonglor, Ekkamai, dove l'architettura diventa set cinematografico di un futuro che nessuno ha chiesto: bar nascosti dietro porte senza insegne in edifici che sembrano bunker di lusso, ristoranti dove si mangia al buio o sospesi nel vuoto, spazi che rifiutano l'idea stessa di comfort per abbracciare un'estetica della difficoltà, come se l'accessibilità fosse diventata volgare. I condomini si chiamano "The Monument", "The Edifice", "The Vertical"; nomi che non promettono casa ma dichiarano permanenza forzata, architetture che non vogliono essere amate ma solo riconosciute.
Alla fine non posso esimermi dal tornare al Wat Pho per un massaggio rigenerante e un pomeriggio immerso nella magia archeologia del National Museum.
Wat Pho con il suo Buddha reclinato dorato rimane magnifico, ma le fotografie devono escludere sempre più elementi: i cartelli "no foto" che moltiplicano, le barriere che tengono i visitatori a distanza, quella sensazione crescente che i templi non siano più luoghi di culto ma musei di una religiosità museificata.

Koh Samet

Tre ore di strada e un traghetto che attraversa acque sempre più turchesi, e improvvisamente sei altrove - o almeno nell'illusione accuratamente mantenuta di essere altrove. Le fotografie documentano questo confine sottile tra accessibilità e isolamento: l'isola è parco nazionale ma anche rifugio weekend, è protetta ma anche colonizzata da resort che hanno imparato a mimetizzarsi tra le palme.
Le fotografie del mattino presto catturano Koh Samet nella sua versione più onesta: quando i turisti dormono ancora, quando le long-tail boat riposano sulla sabbia come animali stanchi e l'isola respira ancora per se stessa.
Ma è al tramonto che Koh Samet si rivela nel suo ruolo perfezionato: il sole cala dietro la terraferma invisibile all'orizzonte, dipingendo il cielo di arancio e viola, e tutta la spiaggia si ferma a guardare come fosse la prima volta, anche se è lo stesso spettacolo che si ripete ogni sera con affidabilità da metronomo tropicale.
Le fotografie catturano silhouette di palme che si stagliano nere contro il fuoco del cielo, coppie che si fanno selfie controluce, venditori ambulanti che offrono frutta intagliata e mais grigliato sapendo che questo è il momento in cui tutti sono felici abbastanza da comprare qualsiasi cosa.



Non è l'isola più bella della Thailandia, non è la più incontaminata, non è la più autentica. Ma è quella che puoi raggiungere quando hai solo due giorni e un bisogno disperato di sentire sabbia sotto i piedi, quella che non chiede né troppo tempo, né troppo sforzo, né troppa riflessione.
È il paradiso delle persone che lavorano troppo e sognano troppo poco, ed è sufficiente, è più che sufficiente quando tutto quello che vuoi è smettere di pensare e lasciare che il mare decida per te cosa fare con le prossime quarantott'ore della tua vita.