Foto di Siem Reap 2022

 

Siem Reap è il punto da cui si entra ad Angkor, di fatto è l’unica ragione per cui esiste. Si arriva e si ricomincia sempre da qui, anche se i ricordi di quando arrivai la prima volta nel 2001 sono ormai offuscati. Una città che vive e sopravvive in funzione delle rovine, satellite urbano di Angkor e del passato glorioso khmer, senza esserne mai stata parte.

Un paese cresciuto troppo velocemente per soddisfare milioni di turisti che arrivano per vedere i templi e hanno bisogno di dormire, mangiare, bere, divertirsi, comprare qualcosa che finirà probabilmente dimenticato in cassetti.

Pub Street è un caos controllato di ristoranti fish curry accanto a pizzerie italiane e hamburger americani, turisti occidentali che contrattano con tuk-tuk driver per corse che costano due dollari ma cercano di pagarne uno perché anche in vacanza il capitalismo è puro istinto.

Oggi Siem Reap è una macchina perfettamente oliata: la gente ha lavoro ed elettricità affidabile e i bambini vanno a scuola invece di mendicare per strada come nel 2001.

Il fiume scorre pigro attraverso la città, marrone e lento, e lungo le sue sponde i bambini si tuffano nudi nell’acqua torbida perché non c’è piscina e il fiume è gratis.

Il vecchio mercato coperto regala fotografie più oneste, offre la sensazione che questo luogo esisteva prima dei turisti, prima del genocidio dei Khmer Rossi, prima di tutto e continuerà anche dopo, per sempre.