Foto di Angkor Wat 2022

 

Visitare Angkor Wat è un atto di umiltà: questo tempio è stato immortalato da milioni di macchine fotografiche, ogni angolo è stato catturato in ogni possibile condizione di luce, eppure continua a offrirsi come se fosse la prima volta.

Costruito nel XII secolo da Suryavarman II come tempio induista, poi trasformato in buddista, Angkor Wat è il tempio meglio preservato del complesso perché, a differenza di quello che molti pensano, non fu mai completamente abbandonato. I monaci rimasero anche quando l’impero khmer collassò, continuarono a pregare tra le rovine.

Le fotografie dell’alba sono il cliché obbligato, tutti in attesa che il sole sorga dietro le cinque torri a forma di loto e trasformi il tempio in silhouette contro un cielo che brucia rosa e arancio. Ma ero lì esattamente il giorno del mio cinquantunesimo compleanno, e l’emozione è stata tanta, davvero meritava il viaggio.

Angkor Wat all’alba è oggettivamente, indiscutibilmente bello. Non lo è nel senso della bellezza che richiede educazione estetica per essere apprezzata, è bellezza primitiva, primaria, che colpisce direttamente il sistema nervoso senza passare per il cervello e i suoi filtri del sapere o non sapere.

All’interno, le fotografie camminano attraverso gallerie interminabili dove bassorilievi narrano storie del Ramayana e del Mahabharata, battaglie cosmiche tra dei e demoni, centinaia di figure scolpite tirano una corda avvolta intorno al serpente Vasuki per mescolare l’oceano primordiale.

I bassorilievi sono enciclopedie di pietra, ogni centimetro coperto di dettagli che richiederebbero ore per essere letti completamente, e le fotografie possono solo catturare frammenti: un volto di apsara (danzatrice celeste) con sorriso enigmatico, un elefante da guerra che carica.

Si tratta di un’ascesa verso la presa di coscienza, verso il centro, verso il nucleo nascosto in ognuno di noi. Le torri centrali, raggiungibili salendo scalinate ripide quasi verticali, obbligano a salire carponi. Quantomeno, a differenza di molti anni fa, ora ci sono aiuti e mancorrenti.

Una volta in cima la giungla che circonda il complesso si estende infinita, si capisce la geometria sacra del tempio, come ogni elemento sia posizionato secondo la cosmologia induista dove il tempio è il Monte Meru, centro dell’universo, e le torri sono le sue cinque cime. Ma inevitabilmente gli altri turisti sotto di te, come formiche colorate che si muovono lungo i corridoi, ti ricordano che sei anche parte dello spettacolo, non solo lo spettatore.

Il turismo ha portato miliardi all’economia cambogiana, questo è innegabile. Nel 2001 la Cambogia era tra i paesi più poveri del mondo, oggi è “lower middle income” secondo la Banca Mondiale, e gran parte di questa crescita viene da Angkor.
Il sole sorge dietro le torri con la stessa puntualità di sempre, ma il momento è diventato prodotto, esperienza instagrammabile.